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venerdì 3 settembre 2010
Spettacoli * LA MEMORIA NON E' MAI CIMITERO
     

 

 
LA MEMORIA NON E' MAI CIMITERO
I meccanismi della Shoah nella storia dell'uomo
 

 

 

 

 

 

chitarra acustica e voce Dario Buccino
 
luci e suono Simona Gallo
 
testo e recitazione Marco Gobetti
 
direzione Dario Buccino, Simona Gallo, Marco Gobetti

 

 

 

 

 

 

 

  

Le basi

 

 

Il teatro interpreta nel modo più immediato, più realistico, più movimentato e più corpulento il primordiale bisogno umano d’imparare partecipando alla vita della cosa imparata. Questo bisogno è essenziale alla concitazione pedagogica.

Di qui si può trarre l’idea di una didattica vitalista, d’una didascalica di prodigi colorati e parlanti, che all’immaterialità della parola, immaterialità spersonalizzante, preferisca l’evidenza di elementi più drammaticamente e più stupefacentemente sensibili. (…) Il mondo scolastico dev’essere popolato di figure e di corpi, di colori e di dialoghi, di peripezie e di sorprese: dev’essere un variopinto spettacolo, e tener desta l’emozione scenica.

L’uomo è creatura eminentemente “teatrale”. Forse non sarebbe educabile se non fosse tanto teatrale. Diamogli dunque la didattica che gli conviene: il prodigio. Meditiamo su questo avvertimento: la didattica trova una sua profonda vitalità nella sua perenne e impellente natura di “macchinazione teatrale”1.

 

 

 

Lo spettacolo.

 

 

Realizzazione

 

Corpi voce azione musica e canti per “essere pronti alle andate e ai ritorni. Cavalcare i secoli.dario buccino.jpg

Intelligenza e conoscenza. Capire oltre alle apparenze. Avere il coraggio di pensare e sognare2”.

 

Lo spettacolo, scritto e realizzato per gli studenti delle scuole medie superiori3, ma adatto a ogni genere di pubblico, vede un attore e un musicista impegnati nell’analisi della Shoah del secolo scorso e delle shoah incombenti ai giorni nostri, alla luce delle infinite violenze mortali (di massa e non solo) che si sono ripetute nel corso della Storia.

Una sorta di lezione-spettacolo-concerto, volta a suscitare un interesse stupito e partecipato.

 

Dalla fiaba occidentale più antica4,  alla strage dei Melii da parte degli Ateniesi5, agli eccidi degli Indios testimoniati da Bartolomeo de las Casas, ai pensieri scritti da Hitler e spaventosamente analoghi a tanta comunicazione contemporanea: ad unire documenti così lontani (ma tanto rappresentativi della teoria vichiana dei corsi e ricorsi) una drammaturgia originale fatta di racconti, versi in libertà, musica, canto e di un urgenza continuamente altalenante fra comprensione e comunicazione.
L’attore spazia dalla lettura al racconto a soggetto, dall’affabulazione all’improvvisazione pura, al coinvolgimento diretto del pubblico: il musicista (voce e chitarra acustica) tesse una partitura di canto, musica, rumori e gestualità che si interseca – ora per consequenzialità ora per contrappunto – all’azione dell’attore.

 

Brani del testo

 

(…) Ora una favola ai re narrerò, a loro che pure sono assennati.

Ecco quello che lo sparviero disse all'usignolo dal collo screziato

su in alto, fra le nubi portandolo serrato nell'unghie;

quello pietosamente, dagli artigli adunchi trafitto,

piangeva; ma l'altro, violento, gli fece questo discorso:

- Sciagurato, perché ti lamenti? ora sei preda di chi è molto più forte;

andrai là dove io ti porterò, pur essendo tu bravo cantore;

farò pasto di te, se voglio, oppure ti lascerò.

Stolto è chi vuole opporsi ai più forti:

resta senza vittoria e alla vergogna aggiunge dolori.

Così disse il veloce sparviero, l'uccello che vola con le ali distese.

Scritto da Esiodo, nell’VIII secolo avanti Cristo.

 

Nei centri del mio nuovo Ordine verrà allevata una gioventù che spaventerà il mondo. Io voglio una gioventù che compia grandi gesta, dominatrice, ardita, terribile. Gioventù deve essere tutto questo. L'animale rapace, libero e dominatore, deve brillare ancora dai suoi occhi. I giovani debbono imparare il senso del dominio. Debbono imparare a vincere nelle prove più difficili la paura della morte.

Scritto da Adolf Hitler, nel 1924. Dopo Cristo.

 1924 … ottavo secolo: 700 anni. Quindi: 1924 700 = 2324. 2008-1924 fa 84, 2324 fa 2408. Nel corso di 2408 anni infinite sono state le violenze mortali. E tutte contano.

 I morti ammazzati sono infiniti, non appartengono a un secolo: appartengono al tempo”. (…)

  

(…) "Io vorrei ascoltare l'urlo di tutti i morti ammazzati, a partire dalla notte dei tempi.

Occorre cominciare a pensare ai meccanismi. A conoscere i dettagli, gli ingranaggi.

Conoscere i meccanismi scatenanti di un genocidio già stato significa scoprire le infinite analogie con situazioni presenti, che possono portare a vicende simili.

Chi piange i morti ammazzati ormai compie un dovere urgente, ma scottante. E’ un dovere che ci scappa di mano: piangiamo per il giorno della ricorrenza, nella data stabilita. Celebriamo una memoria che si auto-celebra, che inizia e finisce in quel giorno o in quei giorni stabiliti. I morti ammazzati si dovrebbero piangere un giorno dopo l'altro, sempre.

Se avessimo il coraggio di farlo scopriremmo che dopo qualche giorno le lacrime finirebbero, perché il ricordo incessante di chi è stato ucciso lascerebbe il posto alla consapevolezza di potere un giorno essere uccisi pure noi. E con noi i nostri cari. E i nostri amici. E il nostro amore. E tutto per noi finirebbe.

Per ricordare non occorrono più date: occorre fare di ogni giorno occasione di memoria. Creare memorie. Memorie di noi vivi nonostante tutto. Capire, ogni sera prima di andare a dormire, come abbiamo fatto a salvarci. Come si sono quel giorno salvate le seguenti persone: e qui ognuno stilerà il suo elenco, a seconda delle proprie conoscenze e delle informazioni di cui dispone su ciò che accade nel mondo.

Io voglio capire i meccanismi delle grandi violenze passate perché voglio smascherare le violenze presenti e future”. (…)

 

(…) Ho visto morti.

Morti sulla neve. / C'era chi tremava!

Morti sotto il sole. / C'era chi sudava!

Morti zuppi d'acqua. / Uno si asciugava!

Morti fra le pietre. / Uno si spaccava!

Morti nelle case. / Uno che imbiancava!

Morti là sui ponti. / Uno che saltava!

Morti tra le piante. / Uno che potava!

Morti giù nei fossi. / Uno che beveva!

Morti senza mani. / Chi giocava a carte!

Morti senza piedi. / Chi ballava il twist!

Morti mezzi nudi. / Chi fotografava!

Morti ben coperti. / Tutti a nascondino!

Morti senza braccia. / Su lanciamo il peso!

Morti a braccia aperte. / Venite adoremus!

Morti arrotolati. / Pronti da affettare!

Morti ben distesi. / Belli da schiacciare!

Morti traforati. / Utili a scolare!

Morti addormentati. / Ninna nanna ninna-o…

Morti consumati. / E un ometto li pelò…

Morti ancora caldi. / Ninna nanna ninna-o…

Morti divorati. / E un omon se li mangiò!

Morti impacchettati. / Fiocchi e candeline!

Morti scoppiettanti. / Fiera di paese!

Ho visto morti. Intorno niente. Aria pesante e vento arrabbiato.

Solo silenzio.

Vivi ogni tanto.

Qualcuno sparava.

Qualcuno infilzava.

Qualcuno guardava.

Nessuno rideva.

Qualcuno piangeva.

Nessuno correva.

Qualcuno fumava.

Nessuno cantava. (…)

 

(…) Poi solo fiamme.

I condannati in fila

guardavano la luna.

Fumavano le bocche

di fiati non più caldi.

Erano a centinaia

bianchi perché nudi

le mani strette a conca

sui sessi processati:

sessi di pelle floscia,

certo senz'altra colpa

che quella orripilante

di avere generato. (…)

 

 

 

Scheda tecnica

 

 

Spazio

 

Lo spettacolo è realizzabile in qualunque spazio.

 

Luminotecnica

 

Impianto luci utilizzabile in base alla disposizione del luogo (esigenza in sala teatrale: fari bastanti ad ottenere un piazzato e tre speciali)

 

Audio

 

Impianto di amplificazione adeguato alla disposizione del luogo

 

 

 


 

 

Da Bongioanni, Fausto Maria  - Lezioni di pedagogia. Vol. I  - p 176 - Torino - Lattes - 1947

2 Dal copione dello spettacolo

3 Il debutto è del gennaio 2008 a Torino (proprio di fronte ad un pubblico di studenti), presso il locale Hiroshima mon Amour nell’ambito della rassegna “Su il sipario alla 9”

4 La favola dell’usignolo e dello sparviero, tratta da “Le opere e i giorni” di Esiodo

5 La strage dei Melii da parte degli Ateniesi è vicenda raccontata da Tucidide nelle Storie.

 

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